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PRESENTAZIONE
DEL PROGETTO
di Rossana Caselli
E’
questo un periodo in cui sembra riaccendersi il dibattito
intorno alla famiglia. Dopo aver constatato l'aumento
dei casi clamorosi in cui i figli uccidono i genitori,
o in cui un adolescente si getta dalla finestra, disperato
per i continui litigi dei genitori, si torna a interrogarsi
sui giornali, nelle trasmissioni televisive, in casa
e sui treni, tra la gente comune, cosa stia accadendo
e perché.
La
parola viene quindi data - come sempre in questi casi
- agli esperti, alle istituzioni, in primis la scuola,
e ci si interroga su cosa stia sotto quell’iceberg di
violenze che emerge nelle cronache.
Ci
si chiede cosa si possa fare come genitori o figli,
come cittadini responsabili dei problemi di chi ci è
vicino o lontano. Noi ce lo siamo chiesto anche come
volontari. Non ce lo siamo domandato da ora, ma da tanto
tempo: è del 1994, ad esempio, il convegno dedicato
dal Cnv alla famiglia e volontariato, al termine di
una serie di ricerche su aspetti vari che legano in
un intreccio complesso ed inscindibile i vari membri
di uno stesso nucleo familiare e questi con la comunità
in cui sono inseriti, sia formale (istituzioni) che
informale (amici, parenti, vicini, eccetera). Ce lo
siamo continuati a chiedere nel corso di questi anni,
anche ritenendo che la famiglia non sia quel privato
in cui, in nome di presunte libertà personali e di non
ingerenza delle istituzioni pubbliche, possono accadere
drammi e violenze familiari, soprattutto nei confronti
dei più deboli (di solito i cosiddetti minori).
Se
volontari significa non svolgere solo una funzione
consolatoria e riparatoria, ma anche di prevenzione
delle cause, prima che si giunga alle emergenze
di cui tutti siamo in grado di manifestare stupore e
dolore, allora il nostro ruolo deve essere diverso.
E'
in questo contesto che è nato il Progetto Matilde, un
progetto che vuol essere uno studio e ricerca, una riflessione
a voce alta sulle famiglie in difficoltà, quelle
che si stanno pian piano, o a passi da giganti, dissolvendo,
perché i coniugi si separano, per volontà loro o a seguito
anche di eventi non voluti (per esempio: perché emigrati
o profughi a seguito di eventi bellici, o altro) e in
cui i figli, che pure hanno diritto ad avere dei genitori,
si trovano soli, talora strumentalizzati nella lotta
tra genitori stessi, in cui prevalgono le forze distruttrici
del rapporto coniugale. E’, quello dei figli, un diritto
alla bigenitorialità riconosciuto loro anche dopo la
separazione o divorzio (Convenzione di New York dell’89
e Convenzione Europea del ‘95); diritto che di fatto
è spesso eluso in quanto è ancora carente una cultura
della separazione che tenga conto del minore e tende
invece a privilegiare le rivendicazioni dei coniugi.
Il
progetto Matilde vuol essere non solo una ricerca, ma
anche una proposta aperta al mondo del volontariato,
per promuovere una cultura della mediazione familiare,
intesa non tanto come ricerca di un accordo a tutti
i costi tra i genitori, bensì come sostegno alla loro
genitorialità proprio nei momenti in cui essi si separano
e sciolgono il loro legame. Ma non si scioglie di certo
quello che hanno con i figli.
La
mediazione familiare è un servizio che richiede anche
specifiche competenze, offerto da enti pubblici e privati
alle famiglie in difficoltà, che trova interessanti
applicazioni anche nell’ambito del mondo del privato
sociale e del volontariato.
La
mediazione familiare è un percorso per la riorganizzazione
delle relazioni familiari in vista o in seguito alla
separazione o al divorzio: di solito, il mediatore familiare,
con una preparazione specifica, sollecitato dalle parti,
nella garanzia del segreto professionale e in autonomia
dall'ambito giudiziario, si adopera affinché padre e
madre, insieme, elaborino in prima persona un programma
di separazione soddisfacente soprattutto per i figli,
in cui possano esercitare una comune responsabilità
da genitori.
La
mediazione familiare si è diffusa a partire dagli anni
80 soprattutto in USA e Canada e successivamente nella
maggior parte dei paesi europei (in alcuni di essi è
addirittura obbligatoria per legge) e attualmente si
sta affermando anche in Italia come specifica forma
di intervento nella regolazione delle controversie e
della conflittualità tra genitori separati o in fase
di separazione.
In
Italia le prime esperienze condotte sono quelle del
GeA (Genitori Ancora) del Comune di Milano sorto nell’87
e della Sezione di mediazione familiare della Facoltà
di Psicologia di Roma, nata nell’89. In questi ultimi
anni molti operatori e gruppi sia in ambito pubblico
che nel privato sociale si sono specializzati in questa
funzione e si sono cominciate a diffondere studi e materiali
per affinare le modalità più idonee, sulla base delle
esperienze, per rendere cooperativi i genitori in questo
difficile momento di separazione del loro vincolo.
Il
progetto Matilde - che è promosso dal Cnv e finanziato
in parte dalla Comunità Europea, nell’ambito delle iniziative
Dafne, specificatamente rivolte alle misure per
la lotta alla violenze sui minori - si propone quindi
di procedere a un raffronto delle esperienze in alcuni
paesi europei circa la normativa, i servizi sociali
attivati e gli interventi promossi dal volontariato
in tema di mediazione familiare intesa come una possibile
alternativa relazionale in fase di dissolvimento della
famiglia (scioglimento del legame coniugale, compreso
quello delle famiglie di fatto).
Il
progetto si svolge, oltre che in Italia, anche in Germania
e Spagna e intende valorizzare alcune esperienze particolarmente
significative o d’eccellenza, avanzando proposte
alla Comunità Europea sul tema e aprendo anche un dibattito
tra operatori pubblici e quella parte del mondo del
volontariato che già opera o che è disposta a impegnarsi
in questo difficile ambito della vita familiare e sociale.
Pertanto, chi fosse interessato al progetto, anche segnalando
esperienze che ritiene particolarmente significative,
è pregato di contattarci telefonando allo 0583/419500
(fax 0583 419501) o scrivendoci all’indirizzo
e-mail cnv@centrovolontariato.it
o direttamente allanostra sede, Centro Nazionale
per il Volontariato, via A. Catalani 158 – 55100 Lucca.
Il
progetto Matilde, che è iniziato nel gennaio di quest’anno,
terminerà a dicembre con un convegno conclusivo che
ci auguriamo possa essere anche l’avvio di un percorso
di studio, sperimentazione e diffusione di interventi
del volontariato particolarmente innovativi in ambito
familiare.
Un’ultima
annotazione: perché il nome Matilde? Il nome è tratto
da una fiaba per ragazzi di Roal Dall in cui la protagonista,
Matilde, non compresa in alcun modo dai propri genitori,
è lasciata completamente sola ad affrontare la vita,
ma trova nella sua maestra una nuova famiglia.
Rossana
Caselli
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